Vitruvio Bologna: visite guidate, trekking e spettacoli

Le Radici della Memoria

Percorso realizzato nel rispetto delle distanze di sicurezza, vista l'ordinanza del Ministro della Salute del 9 aprile 2021, oltre a linee guida della Citta' metropolitana di Bologna
 

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POSTI LIMITATI - Prenotazione obbligatoria
Ritrovo: sabato 19 giugno (ore 21.00) -  
Museo | Complesso monumentale della Certosa, Via della Certosa, 18, presso l'ingresso principale (cortile chiesa)
Contributo a persona, in contanti all'accoglienza: € 12,00 biglietto intero (€ 8,00 minori di anni 12) + € 2,00 devoluti per la Certosa.
Durata: un'ora e mezza circa
Info e prenotazioni: tel. 329 3659446 - associazione.vitruvio@gmail.com

Raccomandata almeno una torcia ogni due persone.

 

Non tutto ciò che non è morto è vivo, ma altresì c'è vita anche nel luogo consacrato alla morte. Vive sono le piante che ornano i viali e i monumenti e ci raccontano una storia diversa da quella scolpita sulla pietra.
Seguendo un biologo storico ambientale potremmo scoprire un racconto, tra i tanti custoditi alla Certosa, diverso e sorprendente, che forse ci aiuterà a percepire come meno lugubre questo luogo dedicato alla memoria. E potrebbe capitare d'incontrare un personaggio, eccentrico e istrionico, come uscito da una novella ottocentesca, capace d'incantarci con le sue storie da imbonitore, ciarlatano, sì, ma anche lui testimone e custode di mille aneddoti tramandati da generazioni e quindi capace di straordinari racconti tra la storia e la fantasia.
Questo piccolo viaggio diverrebbe quindi una fiaba esclusiva per chi avesse ancora sufficiente spirito per gettarsi alla scoperta delle radici dell'amore, che alimenta la natura come i nostri cari ricordi.


Una visita serale nel maestoso giardino della memoria, lungo le siepi e fra le alberature che cingono i sepolcri. Un viaggio nel giardino della nostalgia, nell’estetica ottocentesca, nella botanica della morte e, al contempo, nel simbolismo della vita. Come le spire dell’Uroboro, le piante a foglie caduche, pioppi, faggi, gelsi, inseguono le stagioni in un perenne rinnovamento, mentre le tante essenze sempreverdi resistono impassibili. Elementi complementari riccamente intrecciati in scenografie imprescindibili per dare umanità e spettacolarità a questo luogo senza tempo.


Piante monumentali come gli imponenti cedri o gli splendidi tassi centenari, gli alberi della morte per eccellenza, velenosi, carichi di leggende, utilizzati nei modi più disparati, dai lunghi archi dei micidiali arcieri inglesi, fino ad essere piegati all’arte topiaria del giardino all’italiana. I cipressi che si protendono verso il cielo fra le siepi geometriche di bosso, le macchie verdi delle tuie, dei laurocerasi e degli allori, i glicini e le edere che soffocano gli angoli abbandonati del cimitero o si insinuano fra le pietre tombali sapientemente contorte ad arte secondo un ideale romantico e quasi panteistico. Angoli di giardino all’italiana sono seguiti da sprazzi di giardino all’inglese abbelliti dal fiorire tardivo delle lagestroemie. Questi sono solo alcuni fra i davvero tanti esempi. Una natura piegata all’estetica di un mondo ottocentesco che rinnega il razionalismo illuminista, i modelli del cimitero “tipo”, pensato, anche dal lato floristico, per l’efficienza dello smaltimento dei miasmi e la mera funzionalità, cercando riscatto nella natura e nel romanticismo. Una natura al servizio degli occhi e dell’anima. Un mondo che trova una sua collocazione tanto biologica, quanto ecologica e simbolica. Materie che si intrecciano fra i richiami incisi nella pietra di essenze floreali caratteristiche ed elementi vivi ricchi di tradizione.

Ma forse anche un’oasi verde urbana? Terminate le giornate tra il cinguettio dei passeriformi e il picchiettare dei picchi, non restano che le serate nella tarda primavera rotte dai richiami singhiozzanti del “Chiù”, dell’assiolo. Quell’ignaro “canto di morte” di cui Pascoli fece poesia.

Non mancheranno i riferimenti ai cimiteri di oltreoceano, al loro ruolo sociale e funzione ecologica riconosciuta. Polmoni verdi, oasi urbane, parchi in città. Nella Certosa diverse specie autoctone, selvatiche e "sfuggite", erbacee e non, si sono ritagliate i loro spazi fra i
prati erbosi, le fratture, le aiuole, fuori dalle redini estetiche del cimitero. Qui esemplari di sambuco, bagolaro ed olmo sono solo alcune delle presenze più vistose. Quasi ironica è la segnalazione di una specie di felce, Aspenium ruta-muraria, rarissima in città e completamente scomparsa sul territorio negli ultimi anni, tranne proprio alla Certosa, dove è  stata recentemente segnalata dalla nostra guida nell’ambito di censimenti botanici in ambiente antropico.
La disponibilità della meticolosa incisione di Girolamo Ruvinetti, con il complesso monastico al suo massimo splendore, ci permetterà di raccontare l’evoluzione del paesaggio attorno a esso, dalla seconda metà del settecento al novecento. Le campagne alle pendici del Colle della Guardia tagliate dal Canale di Reno, campi e frutteti scomparsi, anche un orto dei semplici al servizio del monastero.
In definitiva, un modo diverso di raccontare la storia del territorio e l’iconografia della morte, cercando quel che di vivo ci riserva la nostra visita. 
 
Ad accompagnarci sarà Francesco Nigro, guida ambientale regionale, biologo naturalista, consulente del WWF Sezione Bologna Metropolitana, da anni impegnato nella cura di percorsi ambientali in situazioni urbane e periurbane, con l’Associazione Vitruvio e WWF.
Fin dall'entrata nel complesso della Certosa i partecipanti si imbatteranno in un venditore (nella finzione scenica, non è prevista una reale vendita di nulla) assai singolare. Dotato di un chioschetto portatile di cartone dal nome demenziale “ Eppi Taffio”.
Da subito si capisce che questo personaggio contribuirà all'evento in chiave comica, ma, non di meno, una parte dei suoi contenuti poggerà su solide basi documentate quando si tratterà di narrare aneddoti storici.
La sua funzione sarà dunque quella di intrattenere e divertire i partecipanti aggiungendo una necessaria aneddotica di costume e storica dei temi non approfonditi dalla guida ambientale.
Lo ritroveremo in alcuni punti del percorso e con la sua parlantina sciolta e affabulante tenterà ora di venderci un filtro dai poteri miracolosi, ora un rimedio improbabile alle più diverse patologie, sempre coerente con gli argomenti in discussione fino a scendere in
narrazioni affascinanti sul luogo e sui personaggi che hanno contribuito a realizzarlo o che vi sono sepolti. Questo ruolo verrà affidato a Federico Caiazzo, istrionico attore professionista dalle spiccate qualità comiche.
 
 


 

 
 
 
 
 

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